Siamo abituati a considerare i cimiteri un luogo di morte, un posto da lasciare più possibile ai margini, fuori dal tumulto della quotidianità. Avvicinandovisi con altri occhi e un altro spirito
ci si accorge, invece, di quanta vita essi celino al suo interno. Certo, vita ormai conclusa, ma è stata comunque vita, con le stesse passioni, gli stessi dolori e le stesse dinamiche della
nostra, e, come la nostra, a suo modo, nel suo piccolo, straordinaria e unica.
Questa sensazione viene magistralmente trasmessa da un'opera letteraria che chi è appassionato di cimiteri conosce molto bene: Antologia di Spoon River, dell'americano
Edgar Lee Masters.

Si tratta di una raccolta di poesie, anche se lo stesso autore le definiva "qualcosa di meno della poesia e di più della prosa" per la loro struttura molto narrativa, pubblicata nella sua
versione definitiva nel 1916.
L'antologia è costituita da 244 componimenti, tutti, ad eccezione della prima poesia, La collina, epitaffi funebri di un immaginario cimitero lungo il fiume Spoon, in Illinois, dove gli
stessi defunti descrivono la loro vita e la loro morte, con estrema sincerità e senza il coinvolgimento emotivo di quando erano vivi. Non traspare rabbia, paura, nemmeno nostalgia, se non in
qualche sprazzo, o comunque sempre in modo ovattato, distaccato, come una cosa ormai lontana. Come se con la morte tutto il tumulto dell'esistenza si fosse improvvisamente placato, lasciando
posto solo ad un ultimo desiderio, quello di parlare di sé, per non venire progressivamente e irrimediabilmente dimenticati.

Un sentimento che invece sopravvive e percorre prepotentemente tutta l'opera è il rimpianto, il sommesso dispiacere per non essere riusciti ad essere felici finché si era vivi, di non aver dato
la giusta direzione alla propria vita.
Una meravigliosa eccezione in questo senso è la poesia Jones il violinista, probabilmente la più positiva di tutta la raccolta, non a caso ripresa dallo stesso Fabrizio De André
nell'adattamento musicale di quest'opera letteraria, per dare degna conclusione al suo album e, al tempo stesso, per descrivere sé stesso e la sua visione della vita.
Jones il violinista
La terra alimenta un fremito continuo
nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente vede che sai suonare,
be', ti tocca suonare, per tutta la vita.
Che vedi, una messe di trifoglio?
O un prato tra te e il fiume?
C'è vento nel granturco: ti freghi le mani
per i manzi già pronti per il mercato;
o ti giunge un fruscio di sottane
come a Little Grove quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un turbinio di foglie significavano rovinosa siccità;
a me sembrava di vedere Red-Head Sammy
quando ballava Toor-a-Loor da par suo.
Come fare a coltivare i miei quaranta acri,
non parliamo di aumentarli,
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi agitavano in capo,
e il cigolio d'un mulino a vento - vi par poco?
Mai misi mano all'aratro in vita mia,
senza che ci si mettesse di mezzo qualcuno
e mi trascinasse via a un ballo o a un picnic.
Finii coi miei quaranta acri;
finii col mio violino sgangherato -
e una risata rauca, e mille ricordi,
e neppure un rimpianto.
Questa invece la versione riscritta da De André:
Il suonatore Jones
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.
Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

Tornando all'Antologia, in realtà molte delle storie narrate non sono così tanto immaginarie, e questo ha portato non pochi problemi all'autore. Edgar Lee Masters, nato il 23 agosto 1868, visse
dapprima a Petersburg e, dall'adolescenza, nella vicina Lewistown, i cui dintorni, in particolare il cimitero di Oak Hill e il fiume Spoon, furono per lui fonte d'ispirazione per le poesie
dell'Antologia, come pure le due cittadine e le persone ivi conosciute. Masters, infatti, anche grazie al suo lavoro di avvocato, cominciato nel 1890 sulle orme del padre, che gli permise di
conoscere a fondo molte persone, anche nelle loro più segrete fragilità e peggiori perversioni, sfruttó queste storie per creare parte dei protagonisti degli epitaffi del cimitero dell'Antologia.
Ovviamente, una volta che le poesie vennero pubblicate, prima sul giornale Reedy's Mirror e in seguito nel libro, molti abitanti delle due cittadine si riconobbero in quelle descrizioni e, per
quanto le poesie non siano mai giudicanti, bensì una sorta di confidenza dei defunti a un ipotetico visitatore del cimitero, non gradirono che le loro vicende personali fossero state utilizzate e
in qualche modo esposte al pubblico.
D'altra parte la raccolta è anche un palese atto di accusa dell'autore verso una società americana bigotta, giudicante, pronta a salvare le apparenze, ma a perpetrare le più terribili nefandezze
nel privato.
Masters, attraverso le parole pronunciate dai defunti del cimitero sulla collina, riesce a tessere un particolareggiato microcosmo, che condensa l'ampio spettro dell'esperienza e del sentire
degli esseri umani. Egli descrive coi suoi versi ogni genere di persona, professione ed evento, dai più nobili ai più scabrosi. Non manca di raccontare persino delitti e reati, subiti o compiuti
dai personaggi, con estrema naturalezza e sincerità, perché in fondo un morto non ha nulla da perdere, ormai, e può permettersi di svelarsi completamente, anche in modo estremamente diretto e
cruento.
Ne è un esempio la terribile poesia-epitaffio intitolata Barry Holden:
Proprio quell'autunno che mia sorella Nancy Knapp
incendiò la casa
ci fu il processo del dottor Duval
per l'assassinio di Zora Clemens,
e passai due settimane in tribunale
ad ascoltare i testimoni.
Era chiaro che lui l'aveva messa incinta,
e far nascere il bambino
non era proprio il caso.
E io, allora, con otto figli,
e un altro in arrivo, e la terra
ipotecata a Thomas Rhodes?
Così, quando tornai quella sera,
(avevo ascoltato la storia della gita in calesse
e del ritrovamento di Zora nel fosso),
la prima cosa che vidi, vicino alla scaletta,
dove i ragazzi avevano scavato in cerca di lombrichi,
fu la scure!
Feci per entrare ed ecco mia moglie
mi si parò dinanzi, col suo pancione.
Cominciò con la storia dell'ipoteca.
E io la uccisi.
All'inizio si nomina il personaggio della sorella, Nancy Knapp, protagonista del componimento precedente. Questa è una dinamica molto frequente all'interno dell'opera, e permette di percepire il
profondo intreccio che lega le persone tra loro quando sono in vita e quanto ogni evento sia collegato ad un altro, proprio come avviene normalmente nella vita reale.
Nella raccolta non mancano anche poesie dense di virtù e sentimenti più positivi, piene di amore per i figli, per la propria donna o il proprio ragazzo, per i genitori, o anche solo per la vita
stessa e, nondimeno, per la poesia, la letteratura, l'arte.
Un bellissimo esempio in questo senso è l'epitaffio dedicato a Paul McNeely, carico di una profonda gratitudine e dell'amore quieto e tenero di un malato verso una ragazza gentile,
probabilmente la sua infermiera, che si prendeva cura di lui sul suo letto da infermo finché era in vita:
Cara Jane! cara incantevole Jane!
con che grazia mi entravi nella stanza (quand'ero così malato)
con la tua cuffietta da infermiera e i polsini di lino,
e mi prendevi la mano e mi dicevi in un sorriso:
"Lei non è così malato - guarirà presto".
E con che dolcezza il liquido pensiero dei tuoi occhi
penetrava nei miei come rugiada che scivoli
nel cuore di un fiore.
Cara Jane! tutta la ricchezza dei McNeely
non avrebbe compensato le tue cure per me,
giorno e notte, e notte e giorno;
né ripagato il tuo sorriso, né il calore della tua anima,
in quelle tue manine poggiate sulla mia fronte.
Jane, finché la fiamma della vita si spense
nel buio oltre il disco della notte
ho desiderato ardentemente e sperato di guarire
per posare il mio capo sui tuoi piccoli seni,
e serrarti stretta in un abbraccio d'amore.
Si è ricordato di te mio padre quando è morto,
Jane, cara Jane?
L'Antologia di Spoon River riscosse inizialmente un successo strepitoso, al punto che la critica paragonó Masters a poeti del calibro di Whitman.
Lo scrittore decise di lasciare il lavoro da avvocato per dedicarsi unicamente alla letteratura, realizzando numerose pubblicazioni, sia in prosa che raccolte di poesie, tra cui un nuovo libro di
poesie-epitaffi, La Nuova Antologia di Spoon River, nel tentativo di ripetere il successo della prima. Tutto ciò, per quanto dal punto di vista letterario molto valido, non gli valse però il
medesimo successo. Masters cominciò ad avere problemi economici, si separó dalla prima moglie, Helen Jenkins, abbandonando lei e i figli, e, pur sposandosi con un'altra donna, Ellen Coyne, da cui
ebbe un altro figlio, si ritrovò comunque tendenzialmente solo e dimenticato, sempre in cerca di prestiti dai suoi amici per poter sopravvivere.
Morì infine di polmonite il 5 marzo 1950 e venne sepolto nel cimitero Oak Hill, a Petersburg, che tanta ispirazione gli aveva dato per la sua Antologia.
Sulla sua lapide è scolpito un epitaffio in versi, dal titolo To-morrow is my birthday, come se egli stesso fosse uno dei 243 personaggi del suo capolavoro letterario.
Buoni amici,
andiamo per i campi...
Dopo una breve passeggiata
e col vostro perdono,
penso dormirò,
non c'è cosa più dolce.
Non esiste destino più lieto di quello di dormire.
Sono un sogno di un riposo beato.
Camminiamo,
e ascoltiamo l'allodola.
In Italia l'Antologia di Spoon River arrivò piuttosto tardivamente rispetto alla sua pubblicazione, anche a causa della censura fascista verso tutto ciò che era americano, trovando la sua prima
traduzione nel 1943 ad opera dell'intellettuale Fernanda Pivano. Con l'aiuto di Cesare Pavese, riuscì a eludere la censura pubblicando l'opera col titolo "Antologia di S. River", spacciandolo
così come un'opera di un improbabile San River. Ciononostante la Pivano venne alla fine messa in carcere comunque per questo.
Il successo dell'Antologia si ebbe veramente solo dopo la trasposizione musicale di nove delle sue poesie nell'album Non al denaro, non all'amore, né al cielo di Fabrizio De André
nel 1971, come accennato all'inizio.
I testi, riadattati con la collaborazione di Giuseppe Bentivoglio, e le musiche, composte insieme a Nicola Piovani, ricreano un'atmosfera onirica ed emozionale unica nel suo genere,
riuscendo a trasmettere alla perfezione lo spirito delle poesie di Masters, senza ovviamente mai mettere da parte il carattere e i valori del cantautore che, in quella selezione e in quegli
arrangiamenti, ha visto parte di se stesso, al punto da poterne diventare il degno e coinvolgente cantore.

L'album ha un ritmo in crescendo. Partendo dalla descrizione dell'ineluttabilitá della Morte, che agisce, come diceva Totò, da "livella" e rende tutti uguali di fronte ad essa, col brano incipit, nell'album come nel libro, La collina, De André passa poi a raccontare del rancore di Un matto e Un blasfemo, descrivere sentimenti di invidia, più o meno maligna, con Un giudice e Un malato di cuore, il rimpianto e una sorta di difesa del proprio operato con Un medico e Un chimico, per approdare alla cacofonia di suoni de Un ottico, l'unico a non descrivere la propria morte, ma solo il suo operato in vita. Il finale viene poi lasciato, come già detto, a Il suonatore Jones, solo testimone di una vita pienamente vissuta ed assaporata, un uomo libero davvero, perché ha scelto di vivere seguendo le proprie passioni, la musica e l'arte, morendo improvvisamente e serenamente facendo ciò che amava, collezionando ricordi e non lasciando nulla di incompiuto dietro di sé.
Concludo riportando le due versioni, quella di Masters e quella di De André, di Francis Turner/Un malato di cuore, essendo anche la poesia che conquistò Fernanda Pivano
e la spinse a tradurre l'Antologia di Spoon River, permettendo anche agli italiani di cominciare a godere di quest'opera così complessa e affascinante.
Francis Turner
Da ragazzo
non potevo correre né giocare.
Da uomo potei solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perché dopo la scarlattina m'era rimasto il cuore malato.
Eppure riposo qui
consolato da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole dolci di viti -
là, quel pomeriggio di giugno
a fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra
l'anima d'un tratto volò via.
Un malato di cuore
Cominciai a sognare anch'io insieme a loro,
poi l'anima d'improvviso prese il volo"
Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato.
E ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato
Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi.
E mai poter bere alla coppa d'un fiato ma
a piccoli sorsi interrotti.
E mai poter bere alla coppa d'un fiato ma
a piccoli sorsi interrotti.
Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate,
quando io la guidai, o fui forse guidato,
a contarle i capelli, con le mani sudate.
Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce.
Quando il cuore stordì e ora no, non ricordo,
se fu troppo sgomento o troppo felice.
E il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.
E fra lo spettacolo dolce dell'erba,
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto,
ma che la baciai questo sì lo ricordo,
col cuore ormai sulle labbra.
Ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
E l'anima d'improvviso prese il volo,
ma non mi sento di sognare con loro,
no, non mi riesce di sognare con loro.
Come si può vedere, il tema è certamente l'invidia, essendo che il malato, sin da piccolo, si ritrova a guardare i compagni vivere normalmente, mentre lui è costretto a limitarsi, "sorseggiando"
solamente la vita senza poterla realmente "bere". Eppure, pur essendo l'invidia un'emozione negativa, al punto da essere uno dei peccati capitali, questo personaggio trova redenzione attraverso
l'amore, anche se sarà esso stesso la causa, per l'emozione in lui provocata, della propria morte.
Da un dialogo tra Fernanda Pivano e Fabrizio De André, il riassunto perfetto del senso di questo componimento:
Pivano: "E allora possiamo concludere con la vecchia proposta di Masters, che a trionfare sulla vita è soltanto chi è capace di amore?".
De André: "Sì, a trionfare sono i 'disponibili'".
Nota: Il video all'inizio è il trailer di un film documentario del 2015, Ritorno a Spoon River, regia di Francesco Conversano e Nene Grignaffini.
Bibliografia/links/photo credits:
Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, Rizzoli Editore, 2002
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Edgar_Lee_Masters
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antologia_di_Spoon_River
https://www.scratchbook.net/search/label/Spoon%20River?m=1
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Non_al_denaro_non_all%27amore_né_al_cielo
http://www.storiadellamusica.it/classic_rock-psichedelia-wave/folk_rock/fabrizio_de_andre-non_al_denaro_non_all_amore_ne_al_cielo(produttori_associati-1971).html
http://www.artspecialday.com/9art/amp/2018/03/05/edgar-lee-masters-poeta-spoon-river
http://viaggiverdeacido.com/2015/02/cimitero-spoon-river-illinois.html
http://lewistownillinois.org/wp/oak-hill-cemetary/
https://www.lornebair.com/pages/books/17042/edgar-lee-masters/spoon-river-anthology
http://theriverlanding.typepad.com/photos/illinois_river/mouth-of-spoon-river-april08.html
https://c2.staticflickr.com/4/3410/3669956096_284bb1bd5a_z.jpg
http://julietartmagazine.com/it/fernanda-pivano-fabrizio-de-andre-ricordi-tanti-nemmeno-rimpianto/
http://returntospoonriver.com/?lang=it




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