La morte come seduttrice e amante, a cui l'essere umano si ritrova, presto o tardi, a dover cedere, è un tema molto diffuso tra le statue funerarie.
Uno degli esempi più affascinanti e conturbanti è quello della statua nominata "El beso de la muerte", opera del 1930 di Jaume Barba, anche se altri vi vedono più che altro la mano di un suo allievo, Joan Fontbernat. Essa è collocata sopra la sepoltura del produttore tessile Josep Llaudet Soler, nel cimitero di Poblenou, a Barcellona.
L'iscrizione funeraria riporta questa frase, tratta da un'opera di Mosen Jacinto Verdaguer, "Atlantis" (1877):
"Il suo giovane cuore è dunque estinto.
Il sangue nelle sue vene si raffredda.
E ogni forza è andata.
Fede è stata esaltata dalla sua caduta nelle braccia della morte."
La statua torreggia sulla tomba in tutta la sua bellezza e la sua carica erotica. Un giovane uomo a torso nudo si abbandona dolcemente e forse leggermente rassegnato tra le braccia della Morte, raffigurata come uno scheletro alato. Essa lo sorregge e lo stringe, baciandolo voluttuosamente sulla fronte.
C'è tenerezza, in quel bacio, ma anche un senso di trionfo della Morte, che è riuscita infine a piegare il suo amante mortale, e lo si intravede nel ghigno dello scheletro e fissando le sue vuote orbite.
Ciò che trasmette questa statua, quindi, non è solo l'estasi erotica, ma anche una forma di inquietudine e ineluttabilità del destino dell'essere umano.

Il soggetto è stato in realtà realizzato sulla base di un bassorilievo presente nel Cimitero Monumentale di Milano, opera risalente al 1910 di Lorenzo Maroni per la sepoltura di Ercole Mentasti.
È evidente, osservando quest'ultimo, che, quasi più che una ispirazione, la statua sia stata una vera e propria copia, ma la tridimensionalità, la valorizzazione estrema delle singole ossa dello scheletro, il suo sguardo ambiguo a seconda dell'angolazione in cui lo si guarda, rendono l'opera di Barcellona di maggiore impatto rispetto al bassorilievo di Milano, e per questo motivo maggiormente ricordata e ammirata da tutto il mondo.
Sembra che lo stesso Ingmar Bergman abbia tratto parte dell'ispirazione da essa per il suo film "Il settimo sigillo".
Tornando in Italia, e in particolare a Genova, al cimitero di Staglieno, un altro pregevole esempio della morte seduttrice è quello della statua "Il dramma eterno", opera dello scultore Giulio Monteverde, realizzata per la tomba della famiglia Celle.
In questo caso viene rappresentata la simbolica danza tra la Vita, raffigurata da una giovane fanciulla, e la Morte, uno scheletro semi-celato da un drappo che lo ricopre completamente, dalla testa ai piedi. Nel progetti iniziali dello scultore la giovane sarebbe dovuta essere completamente nuda, ma, essendo considerato eccessivo all'epoca (siamo nel 1893), finì per ricoprire in parte essa stessa con il medesimo manto che avvolge la Morte, lasciando scoperti solo i seni.
Sul suo capo è posata una falena, simbolo dell'anima.
La percezione è quella di una eterna alternanza tra attrazione e repulsione da parte della Vita, la quale viene stretta dal fermo abbraccio della Morte e, al tempo stesso, cerca invano di liberarsene, pur proseguendo con lei l'eterna danza. La Vita, infatti, viene tenuta saldamente per un polso dallo scheletro e protende la mano verso l'esterno, come in cerca di aiuto e salvezza.
La Morte, intanto, la fissa con sguardo vuoto, senza alcuna pietà, senza amore, misteriosa e glaciale.
Queste e altre opere ad esse simili creano frequentemente turbamento e attrazione nell'osservatore perché, in fondo, rappresentano un sentire comune dell'essere umano: il rifiuto verso l'implacabile destino che porta tutti tra le braccia della Morte e, al contempo, il fascino che essa, nonostante tutto, esercita su di noi, coi suoi misteri, le sue domande senza risposta, la sua promessa di riposo o, forse, per chi crede in qualcosa, di nuova Vita.
Vi lascio con una citazione tratta da "Il settimo sigillo", dato che l'ho nominato, la descrizione di una danza macabra da parte di uno dei personaggi:
"Li vedo! Laggiù contro quelle nuvole scure. Sono tutti assieme. [...] E la morte austera li invita a danzare. Vuole che si tengano per mano e che danzino in una lunga fila. In testa a tutti è la morte, con la falce e la clessidra. [...] Danzano solenni, allontanandosi lentamente nel chiarore dell'alba, verso un altro mondo ignoto, mentre la pioggia lava e quieta i loro volti e terge le loro guance dal sale delle lacrime."
Il tema della danza macabra, talvolta richiamata, come si è visto, nei cimiteri ottocenteschi, risale alla simbologia medievale e meriterebbe una descrizione a parte... magari una delle prossime volte!
Links/photo credits:
http://librorum.piscolabis.cat/2008/11/el-bes-de-la-mort-el-vers-petrificat-de.html
http://ilmuseoimmaginario.blogspot.it/2015/06/il-peto-della-morte.html?m=1
https://salonedellutto.com/2016/02/21/il-languido-abbraccio-di-uno-scheletro/
https://raimondorizzo.wordpress.com/tag/il-bacio-della-morte/
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https://www.flickr.com/photos/massimo_francesconi/galleries/72157642425002785/?rb=1#photo_5755840229
http://zexe.de/539-skulptura-poceluy-smerti-ispaniya.html
http://www.sonystas.com/foro/fotografia-procesado-digital/el-beso-de-la-muerte/
http://www.staglieno.comune.genova.it/it/monumenti/celle
https://dearmissfletcher.wordpress.com/2014/04/29/dramma-eterno-il-volto-dellinquietudine/
https://genovacittasegreta.com/2017/06/05/il-dramma-eterno-di-monteverde/
https://www.atlasobscura.com/places/cimitero-monumentale-di-staglieno
https://www.nikonphotographers.it/carlonatale/index.php?module=site&method=reportage&id=8295






