Ho visto un angelo nel marmo
ed ho scolpito fino a liberarlo.
(Michelangelo Buonarroti)
Oggi vorrei soffermarmi sugli angeli, certamente annoverabili tra i soggetti maggiormente rappresentati nei cimiteri occidentali, descrivendone nel dettaglio alcuni esempi.
Cos'è, innanzitutto, un angelo? La parola deriva dal greco e significa "messaggero" e l'evoluzione della sua figura percorre tutta la Storia antica, fino a giungere a quegli esseri spirituali
tipici della cristianità che, sulla base degli angeli biblici, sono i ministri di Dio presso gli uomini.
Nell'iconografia il primo angelo viene rappresentato nell'arte paleocristiana come un giovinetto in tunica, senza ali. Questo perché all'epoca non si voleva rischiare che esso venisse confuso con
le ancora molto presenti divinità pagane, quali, ad esempio, Nike, la Vittoria Alata greca.
È solo dal IV secolo che appare la raffigurazione a noi nota dell'angelo alato.
Si tratta di creature perfette, senza sesso definito e immortali, messi e servitori di Cristo, ma anche protettori della Chiesa e degli uomini. È in questa
veste che li ritroviamo nei cimiteri.

Protettori di sepolcri e dei defunti, annunciatori gloriosi della venuta del Signore e del Giorno del Giudizio, custodi e guide verso il Paradiso delle anime, ma anche intermediari e interpreti
delle emozioni e dei sentimenti puramente umani, come la pietà e il dolore.
Sono certamente questi gli angeli più espressivi e coinvolgenti dal punto di vista artistico. Basti pensare alla sensazione che riesce a trasmettere la famosissima statua dell'Angelo del
Dolore sulla tomba di Emelyn Story all'Acattolico di Roma, di cui ho già parlato qui, la cui prostrazione e disperazione sono estremamente palpabili e
intuibili a chiunque lo ammiri.

Uno degli scultori di angeli più famoso in ambito cimiteriale è certamente Giulio Monteverde. Nato a Bistagno l'8 ottobre 1837, cominciò la sua carriera artistica
lavorando come apprendista intagliatore del legno a Genova, mentre nel frattempo studiava e rifiniva la sua passione per la scultura presso l'Accademia Linguistica di Belle Arti.
Nel 1865 si trasferì a Roma, dove visse e lavorò fino alla sua morte, avvenuta il 3 ottobre 1917. In questa città lentamente la sua carriera decollò, facendolo diventare uno degli scultori
più rinomati dell'epoca, capace di unire magistralmente realismo e romanticismo e, nell'ultimo periodo, anche una forte componente simbolista, cosa che si può notare, ad esempio, nella scultura
denominata Dramma Eterno, posta sulla tomba della famiglia Celle a Staglieno, anche questa già precedentemente descritta qui.
Restando sugli angeli, invece, essendo questo il tema del post, la scultura per eccellenza di questo artista è sicuramente l'Angelo della Resurrezione, realizzato per la tomba della famiglia Oneto, a Staglieno, e copiato e ripreso più volte da molti altri artisti europei e americani e dallo stesso Monteverde, che lo scelse persino per la sua stessa sepoltura al Verano.
Realizzato nel 1882, rappresenta la figura austera, distaccata e imponente di un angelo dalle forme androgine, in atteggiamento tutt'altro che pietoso o tenero, al punto da incutere una certa soggezione nell'osservatore. Egli tiene nella mano destra la tromba del Giudizio, le braccia incrociate sul petto e fissa intensamente con occhi penetranti dritto dinnanzi a sé.
Un altro pregevole angelo di Monteverde si trova al cimitero del Verano, a Roma, sulla tomba di Primo Zonca: l'Angelo della Notte, realizzato nel 1895.
Il tema suggerito dal committente, morto il 6 agosto 1901, sei anni dopo la realizzazione della statua, è quello della poesia, affinché, come si legge sulla frase scolpita ai piedi dell'angelo, "L'arte da lui amata si rispecchiasse in questi marmi e lo confortasse anche nel sepolcro".
La figura venne presa a ispirazione da uno dei tanti Angeli del Dolore realizzati da Monteverde ed adattata secondo l'esigenza del signor Zonca.
L'angelo, vestito di una aderente tunica decorata da stelle, si trova seduto sul sepolcro, lo sguardo malinconico e pensieroso rivolto verso il Cielo, le ali mestamente ripiegate. I muscoli definiti, i riccioli che contornano il suo viso perfetto e il morbido panneggio donano a questo giovinetto una sensazione di fortissimo realismo, mentre lo sguardo e le movenze richiamano tematiche più intimiste e romantiche.
Cambiando totalmente artista, un altro stupendo esempio di angelo che volevo riportare in questo post è quello che si trova a Verona sulla tomba Pindemonte Moscardo, opera del 1898 dei fratelli Carlo (1854 - 1936) e Attilio (1859 - 1915) Spazzi.
L'angelo accoglie l'ultimo respiro di una anziana donna dal viso e dal corpo consumati dalla vecchiaia. Egli la prende teneramente per mano, mentre la sostiene e solleva dalla nuca, sorridendole dolcemente, come a rassicurarla e confortarla durante il delicato passaggio dalla vita terrena alla morte. La scultura è estremamente realistica, ricca di dettagli, come le ali, talmente vive da far quasi percepire il vento che ne scompiglia le piume.
I fratelli Spazzi sono stati gli ultimi eredi di una importante famiglia di abili artisti della pietra da generazioni. I due lavorarono sempre insieme, fino alla morte di Attilio, vittima del bombardamento su piazza Erbe a Verona, il 14 novembre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale.
Per concludere torniamo nuovamente a Staglieno. Finora ho descritto esempi di angeli algidi e superiori, sognanti e romantici, caritatevoli e delicati. Quest'ultimo, invece, è il classico Angelo del Dolore, totalmente vinto e piegato sotto il peso della sua stessa sofferenza, così umana e mortale.
Si tratta di un'opera di Onorato Toso (1860 - 1946), realizzata nel 1910 per la tomba Ribaudo. L'angelo, dalle sembianze femminili, è sdraiato sulla tomba, una mano sul volto in segno di disperazione e di resa, le ali abbandonate dietro di sé, cadenti e totalmente inermi.
La scultura è talmente di forte impatto emotivo e sensuale che la band post punk inglese Joy Division nel 1980 la scelse come copertina per il suo singolo di maggior successo, "Love will tear us apart".
A questa lunga carrellata mancano numerosi angeli con significati differenti, come per esempio angioletti con fattezze infantili, spesso posti come custodi sulle tombe di bambini, oppure angeli barbuti, muniti di oggetti simbolici come clessidre e falci, rappresentazioni del tempo che scorre spietato, come pure gli Angeli dell'Apocalisse, spesso posti agli ingressi dei cimiteri, intenti a suonare le trombe del Giorno del Giudizio. Le varianti sono praticamente infinite.
Bibliografia/links:
Ino Chisesi, Dizionario iconografico dei simboli, BUR dizionari, 2005
Matilde Battistini, Simboli e allegorie, Mondadori Electa, 2004
P. Bernardino Barban, Il Cimitero Monumentale di Verona, Tipografia G. Liziero, 1928
http://www.necroturismo.it/simbologia-funeraria-gli-angeli/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giulio_Monteverde
http://www.storiaememoriadibologna.it/monteverde-giulio-515243-persona
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Angelo_di_Monteverde
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Angelo
http://www.italianways.com/giulio-monteverde-e-langelo-della-notte-del-verano-di-roma/
http://www.italianways.com/la-tomba-ribaudo-nel-cimitero-di-staglieno-e-una-canzone-dei-joy-division/


















