Tutti conoscono la figura letteraria del Conte Dracula. In molti sanno che il personaggio storico a cui lo scrittore irlandese Bram Stoker si è ispirato parrebbe essere il voivoda
(principe) di Valacchia Vlad Tepes III.
Pochi, invece, sono a conoscenza della recente teoria secondo cui la tomba di Vlad si trova nientemeno che in Italia, a Napoli.
Si tratta infatti della conclusione di uno studio recentissimo, del 2014, dell'Università di Tallinn, in Estonia, in collaborazione con storici italiani.
Partiamo, però, dall'inizio, ovvero dal capire chi fosse realmente Vlad e quale fu la sua storia.
Vlad nacque nel 1431 a Sighisoara, figlio dell'allora sovrano della Valacchia, Vlad II, che faceva parte dell'Ordine cavalleresco del Drago, fondato da Sigismondo di Lussemburgo per combattere le eresie e l'Impero Ottomano. A causa dello stemma col dragone che egli portava per questo motivo, la popolazione cominció ad appellarlo Dracul ("Dragone", se si tiene buona l'origine latina, ma anche "Diavolo", dal rumeno, per la crudeltà che sia padre che figlio dimostrarono in battaglia e come regnanti). Su questa base, il figlio veniva chiamato Draculea, ovvero figlio di Dracul.
A 11 anni il giovane Vlad e il fratello seienne Radu vennero lasciati cadere in ostaggio dei turchi direttamente per opera del padre. Egli si era infatti alleato per convenienza con gli ottomani,
tradendo in questo modo l'Ordine di cui faceva parte, ma al tempo stesso si era appropriato di bottini di guerra che il sultano riteneva di diritto suoi. Vlad II era ben consapevole di aver
irritato in questo modo il suo improbabile alleato e sapeva che al loro incontro sarebbe stato certamemte catturato. Decise quindi di portarsi appresso i figli per usarli come
salvacondotto, pratica piuttosto comune all'epoca.
I ragazzi rimasero così prigionieri sei lunghi anni, pur venendo trattati come ospiti di riguardo. In quegli anni i due giovani conobbero e abbracciarono lo stile di vita ottomano, per quanto su
di loro incombesse sempre il rischio di venire uccisi in caso di tradimento da parte del padre. Cosa che effettivamente alla fine avvenne: Vlad II, incurante delle conseguenze sulla sorte dei
propri figli, rinnovò la fedeltà all'Ordine del Drago e partecipò alla nuova crociata balcanica dei sovrani d'Occidente contro la potenza ottomana. Ciononostante i due fratelli vennero
risparmiati, per quanto non se ne sappia realmente il motivo ed al riguardo esistano solo ipotesi e supposizioni.

Nel corso di quella caotica crociata, Vlad II rimase infine ucciso, come pure il figlio primogenito, Mircea, che anzi venne accecato con ferri roventi e sepolto ancora vivo. In questo modo il
trono della Valacchia passava per diritto di nascita a Vlad III, che però si trovava ancora prigioniero. Nel 1444, un anno dopo la morte del padre, Vlad riuscì a fuggire, facilmente agevolato
dallo stesso sultano, che contava di averlo come alleato una volta divenuto voivoda. Rimase invece presso la corte ottomana il fratello, che, oltrettutto, a causa della sua avvenenza, era entrato
a far parte dell'harem.
Tornato in patria, Vlad trovò sul trono che era stato di suo padre Vladislao II e attese semplicemente che egli partisse nel 1448 per una crociata oltre al Danubio per riprendersi con un colpo di
mano ciò che gli spettava. Il suo regno durò però solo due mesi, essendo Vladislao col suo temibile esercito presto di ritorno, dopo la poderosa sconfitta in Kosovo.
Vlad fuggì al nord dallo zio Bogdan, sovrano moldavo. Qui venne istruito nuovamente alla religione cristiana dopo gli anni ottomani, fino a quando, tre anni dopo, lo zio venne assassinato da dei
congiurati. Il principe senza terra si ritrovò quindi nuovamente in fuga e in cerca di un posto dove stare.

Per assurdo, ma in realtà guidato da un preciso piano politico, si legò a colui che aveva assassinato il padre e il fratello: Janis Hunyadi. Egli lo prese come suo allievo, addestrandolo per cinque anni per farlo diventare un perfetto guerriero cristiano. Vlad unì così a tali insegnamenti le terribili pratiche di torture imparate presso i turchi e la rabbia accumulata da anni di tradimenti e soprusi, diventando una spietata macchina da guerra, assetata di vendetta e sangue.
Fu in questo periodo che si meritò l'appellativo di Tepes, dal rumeno "impalatore", dalla pratica con cui prediligeva torturare e uccidere i nemici. La crudeltà con cui combatteva e massacrava non era comunque malvista dai sovrani occidentali e dall'Imperatore, che anzi finirono per premiare Vlad, riponendolo sul trono che gli spettava per diritto dinastico nel 1456. Da quel momento egli mise in atto la vendetta che covava in cuore da molto tempo e durante il suo regno si dedicò a trucidare con estrema crudeltà e meticolosità coloro che, a torto o a ragione, considerava traditori. Questa carneficina ebbe inizio con un banchetto per festeggiare la sua salita al trono e si tenne presso la sua ritrovata reggia a Tirgoviste. Egli invitò i nobili con le loro famiglie, i vescovi e i prelati, tutti quelli, insomma, che non si erano opposti all'usurpatore Vladislao. Durante il banchetto, che si svolse con toni allegri e gioviali, Vlad fece chiudere in segreto le porte dalle sue guardie. Tutti gli invitati vennero poi catturati e trascinati poco fuori dalle mura, dove erano stati eretti centinaia di pali, e impalati ad uno ad uno senza pietà, ma prestando particolare attenzione che la cosa avvenisse senza ledere loro gli organi vitali, in modo da rendere il supplizio più duraturo possibile. Vlad assistette all'agonia dei traditori dall'alto della sua torre, totalmente appagato da tale spettacolo.

Questo fu solo l'inizio di una lunga serie di indicibili orrori perpretrati negli anni del suo regno. Orrori che spaccavano l'opinione che gli Occidentali avevano di lui, a seconda di chi ne
subiva le conseguenze. Quando tutta la ferocia di Vlad si scagliava nella battaglia contro gli Ottomani, infatti, egli veniva persino osannato come salvatore della cristianità, anche dallo stesso
Papa.
Il regno della Valacchia si trovava praticamente da solo a combattere l'orda infinita dell'esercito ottomano, riuscendoci, a conti fatti, anche piuttosto bene, arrivando persino quasi a riuscire
nell'impresa di assassinare il sultano.
Fu proprio da quel momento, però, che invece la situazione precipitò: riconoscendo la superiorità ottomana, numerosi nobili si schierarono contro Vlad, guidati dal fratello Radu, alleato del
sultano. La guerra si trasformò quindi anche in guerra civile e il castello di Vlad si ritrovò circondato dall'esercito ottomano.
Terrorizzata dalla prospettiva di cadere viva in mano ai turchi, sua moglie scelse di suicidarsi, gettandosi da una torre nel fiume Arges, in un punto che venne in seguito chiamato, in suo onore,
Riul Doamnei, ovvero "Fiume della Principessa". Vlad stesso tentò la fuga, portando sulla sella il figlio, tutto ciò che gli rimaneva. La ressa dei fuggiaschi era però talmente concitata
che il cavallo si agitó e, impennandosi, lasció cadere il bambino, che si perse all'interno della folla. La leggenda narra che venne raccolto e accudito da dei contadini, leggenda con fondo di
verità, essendo che, anni dopo, i due riuscirono a ricongiungersi.

Nel frattempo, uno dietro l'altro, tutti gli alleati di Vlad gli voltarono le spalle, anzi, il re d'Ungheria, Mattia Corvino, figlio di Janos Hunyadi, nel 1462 lo fece persino arrestare con una
blanda accusa di tradimento e diede il suo trono al fratello Radu. Vlad venne portato a Buda, dove era sì prigioniero, ma trattato come un ospite, riconquistando in quei dodici anni anche il
favore e l'amicizia del re, che gli diede pure in sposa una sorella, Ilona, con la quale visse in una villa a Pest, di fronte a Buda, e dalla quale ebbe due figli. Si convertì poi dalla fede
ortodossa a quella cattolica, sempre per compiacere il re d'Ungheria, e alla fine riottenne il suo trono in Valacchia nel 1476.
Questo però decretò anche la sua fine. In troppi ormai lo odiavano: da nobili a contadini, genti invase o delle terre su cui aveva regnato, mercanti sassoni, emiri ottomani, cavalieri del Drago e
pretendenti al trono di Valacchia. Vlad ne era più che consapevole, e per questo non volle portare con sé moglie e figli, lasciandoli al sicuro nel regno di Ungheria.
Su richiesta del nuovo Papa, Sisto IV, nel 1474 si mise a capo di una nuova crociata, insieme all'altrettanto sanguinario tiranno serbo Vuk Brankovic, conquistando, attraverso i successi
militari, l'onore di essere reinsediato ufficialmente sul suo trono, dando così inizio al suo terzo regno.
Non durò a lungo. Sei mesi dopo, infatti, Vlad morì in battaglia, in circostanze poco chiare, come non si sa con esattezza nemmeno in che data, né che fine abbia fatto realmente il suo
corpo.
Ed è qui che cominciano le numerose teorie. Sembra sia stato ucciso dai suoi stessi uomini: c'è chi dice perché scambiato per Ottomano, chi proprio per tradimento, teoria molto più verosimile, visto gli odi che aveva ormai attirato su di sé, e poi sepolto in un monastero su un'isoletta del lago Snagov, poco sopra Bucarest. Qui gli studiosi hanno individuato una tomba, presso l'ingresso principale, contenente uno scheletro avvolto in un drappo rosso, sepolto con emblemi nobiliari e un anello con un turchese con un simbolo che, a detta di chi lo vide, poteva essere un drago. Purtroppo il tutto sparì misteriosamente poco dopo essere stato portato al Museo Storico di Bucarest e non fu quindi possibile fare studi più approfonditi. Gli elementi non erano comunque sufficienti per identificare Vlad III con certezza, anzi, si è più propensi a pensare si trattasse del padre.
Secondo un'altra teoria Vlad venne ucciso direttamente dal nemico, e la sua testa e la sua spada spedite come trofeo a Costantinopoli. Questa ipotesi è avvalorata dalle ricerche degli anni Settanta di alcuni archeologi, che avrebbero rinvenuto un corpo decapitato nei sotterranei del monastero di Comana, fondato dallo stesso voivoda nel 1461.

L'ultima ipotesi, infine, è quella che, tirando le fila di questo lungo post, interessa a noi. Secondo questa, il sanguinario impalatore non venne ucciso in battaglia, bensì fatto prigioniero e
condotto a Costantinopoli.
Qui sarebbe poi stato riscattato da una delle sue figlie, la principessa Maria Blasa, fatta fuggire a Napoli all'età di sette anni a causa delle persecuzioni turche, sposatasi poi con Giacomo
Alfonso Ferrillo, un funzionario di corte.
Secondo questa ricostruzione Vlad venne quindi portato a Napoli, dove visse i suoi ultimi anni di vita in esilio, nascosto dal mondo.
Sulla base della scoperta di una studentessa, Erika Stella, sostenuta dalle teorie dello studioso di storia medievale Raffaello Glinni, dal fratello di questi, Giandomenico, ricercatore presso
l'Università di Tallin, e da Nicola Barbatelli, direttore del Museo delle popolazioni antiche in Italia, si è infine individuato un sarcofago che potrebbe contenere i reali resti mortali del
principe di Valacchia nel chiostro della chiesa di Santa Maria la Nova.

La tomba presenta una pregevole decorazione raffigurante un drago, cosa che ovviamente non può che richiamare alla mente l'ordine a cui Vlad apparteneva e l'appellativo Draculea con cui era
conosciuto, e due sfingi, simbolo di Tebe, chiamata dagli egiziani Tepes, la stessa parola che in rumeno significa "impalatore". Quest'ultimo dettaglio, in realtà, è piuttosto vacillante per
avvalorare l'ipotesi: l'appellativo Tepes era dispregiativo e difficilmente Vlad lo avrebbe voluto riportato sul suo sarcofago.
Vi è infine una strana iscrizione, scritta in una lingua incomprensibile, risultata poi, secondo la studiosa Laura Miriello, un codice "unciale", ovvero composto da varie lettere provenienti da
alfabeti diversi, tra cui sono stati attualmente individuati il greco, il latino, il copto e persino l'etiopico.
Per confermare maggiormente questa ultima intrigante tesi si stanno attendendo i permessi per aprire il sarcofago e vedere che resti e di che tipo vi siano al suo interno.
Quale che sia la verità, il fascino macabro e crudele di Vlad suscita ancora oggi un misto di attrazione e repulsione, tanto quanto l'immagine fantastica costruita sulla sua figura tramite il
romanzo gotico che lo ha reso un immortale assetato di sangue e consacrandolo uno dei personaggi maggiormente rappresentati e citati in libri, film, fumetti e in qualsiasi altra forma artistica e
culturale dei nostri giorni.
Bibliografia/links/photo credits:
Dracula - Una leggenda nella storia, Medioevo Dossier, De Agostini Rizzoli Periodici Srl, 2000
https://grandenapoli.it/codice-dracula-la-sua-tomba-napoli/
https://jack35.wordpress.com/2014/06/20/la-tombe-de-dracula-decouverte-a-naples/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vlad_III_di_Valacchia
https://www.ilmattino.it/AMP/dracula_napoli-452285.html
https://grandenapoli.it/codice-dracula-la-sua-tomba-napoli/
http://www.prefecturaarges.ro/galerie-judet/poenari-decupat/
https://sepalabola.wordpress.com/2008/11/01/vlad-tepes-el-verdadero-dracula/
https://www.viaggiaescopri.it/snagov-romania-conte-vlad/
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Comana
https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Napoli_-_Chiesa_di_Santa_Maria_la_Nova.jpg
https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/2017/02/le-torture-e-le-esecuzioni-di-vlad.html?m=1
https://forum.termometropolitico.it/284043-vlad-tepes-iii-dracula.html
https://anticafrontierabb.files.wordpress.com/2012/11/019.jpg










