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PAURA DI ESSER SEPOLTI VIVI

Illustrazione rallizzata dall'artista irlandese Harry Clarke  (1889–1931) per il racconto "La sepoltura prematura" di Edgar Allan Poe
Illustrazione rallizzata dall'artista irlandese Harry Clarke (1889–1931) per il racconto "La sepoltura prematura" di Edgar Allan Poe

Sapete cos'è la tafofobia?

Dal greco taphos, sepolcro, e phobia, paura, è il terrore, più o meno patologico, di essere sepolti vivi per un'errata constatazione della propria morte.

Oggigiorno non è molto diffusa (davvero? Sarei curiosa di vedere quanti di voi stanno gradualmente sbiancando leggendo questo post...), ma, in epoche in cui mancavano adeguati strumenti scientifici e, quelli utilizzati, erano comunque scarsamente sicuri per accertare l'effettiva morte di una persona, questa paura non era del tutto irrazionale. Non era infrequente riesumare bare dopo qualche anno e trovare il cadavere scomposto, con le unghie rotte e segni di graffi e morsi nella parte interna del coperchio.

Per scongiurare questa terribile eventualità, nel corso dei secoli vennero studiate varie tecniche per verificare l'effettiva morte di una persona, alcune molto fantasiose. Verso la fine del Settecento, per esempio, l'anatomista danese Winslow suggeriva di versare aceto e sale nella bocca, applicare dei tagli sulle piante dei piedi o, persino, mettere degli insetti nelle orecchie del presunto defunto.

In Germania era diffusa l'usanza di tenere i corpi in obitorio fino alla comparsa di chiari e inequivocabili segni di decomposizione. Usanza simile quella della Gran Bretagna vittoriana, dove vennero costruiti dei veri e propri "ospedali dei morti" per tenere i deceduti in osservazione.

Da questi estrosi stratagemmi si sono via via sviluppate nel corso del 1800 tecniche che conosciamo tutt'ora, quali la respirazione bocca a bocca per tentare una rianimazione del defunto, lo stetoscopio per auscultarne meglio il cuore e la respirazione, ecc.

Accanto ai metodi per una più sicura dichiarazione di morte, però, vennero studiati e brevettati anche sistemi di sepoltura con dispositivi di emergenza, per permettere all'ipotetico sepolto vivo di comunicare con l'esterno.

Nacquero così numerosi modelli di "bare di sicurezza", quasi tutte, in verità, non realmente funzionanti una volta inumate.

Il primo esemplare documentato è quello della bara del duca Ferdinando di Brunswick, morto nel 1792. Questa prevedeva una finestrella per far entrare la luce e un tubo per permettere al duca di respirare. Nelle tasche del defunto vennero poi poste due chiavi, una per aprire la bara e l'altra che avrebbe consentito di aprire la tomba.

 

Molti brevetti di bare prevedevano poi un complesso sistema di corde legate alle mani, ai piedi e alla testa dei defunti che, una volta tirate, facevano suonare delle campanelle poste all'esterno. Chiaramente questa soluzione si rivelò non di rado disastrosa. I cadaveri, durante la decomposizione, compiono comunque dei movimenti, che inevitabilmente azionavano queste campanelle, portando ad inutili allarmismi e conseguenti riesumazioni.

Una elaborata variante di questa soluzione è quella del Campanario di Bateson, dove la campanella fuori dalla tomba era a sua volta collegata con una ulteriore corda alla campana del campanile del cimitero. Difficile non udirla, quindi, in caso di azionamento! George Bateson, l'inventore di questo complesso sistema, premiato per questo dall’Onoreficenza dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Vittoria attorno al 1850, era talmente tafofobico da arrivare a scegliere di suicidarsi, cospargendosi di olio di lino e dandosi fuoco, pur di evitare il minimo rischio di venir sepolto vivo. Evidentemente, egli stesso non aveva gran fiducia nel sistema da lui elaborato!

Il suicidio era una delle altre possibili soluzioni a un risveglio nella bara. Si usava frequentemente lasciare una boccetta di veleno nella tasca del defunto. Così, in caso di risveglio, piuttosto che morire di terrore, asfissia e stenti, egli avrebbe potuto scegliere di darsi una rapida, e stavolta definitiva, morte.

 

Ecco una piccola galleria di esempi di bare di sicurezza:

Una delle sepolture più famose tutt'oggi conservate legate alla tafofobia è quella del medico Timothy Clark Smith (1821 - 1893), ubicata nel cimitero di Evergreen a New Haven, Vermont.

Egli progettò personalmente la propria tomba, un semplice tumulo erboso sovrastato da una lastra di granito, munito di una finestra che permetteva di vedere direttamente il viso del dottore sepolto due metri più sotto. All'interno della tomba, poi, egli fece realizzare una seconda stanza, dove venne posta, tra l'altro, la bara della moglie, collegata con l'esterno tramite una serie di scale.

 

Si narra che per molti anni, prima che la condensa dell'umidità e la muffa impedissero di fatto la visuale, si potesse distintamente scorgere il volto in progressiva putrefazione del medico e che si potessero notare accanto a lui un martello e uno scalpello, da utilizzare per aprirsi una via di fuga in caso di morte apparente. 

 

Pare, comunque, che tutto sia filato liscio, e che il dottore, una volta sepolto, non si sia più risvegliato.

 

Come sempre accade nei casi di sepolture dalla storia controversa, attorno a questa tomba sono fiorite numerose leggende (fatalità, oltretutto, il medico è morto la notte di Halloween, e già questo, in America, è più che sufficiente per dare l'input).
Una di queste afferma che se bussi sul vetro della finestrella per tre volte a mezzanotte in punto, il fantasma del dottor Timothy farà la sua comparsa oltre al vetro

 

Se avete voglia di un tour virtuale a Evergreen, qui ho trovato un video:

Vi spoilero già, però, che non si vede il buon medico fare cucú. Chissà, probabilmente solo perché realizzato in pieno giorno...

 

Vi lascio anche un link con la descrizione di alcuni casi eclatanti di persone morte solo in apparenza: https://www.vanillamagazine.it/sepolti-vivi-10-persone-risvegliate-dalla-morte/
Così, giusto se volete angosciarvi ancora un po'...
E, se proprio volete darvi il colpo di grazia, consiglio vivamente i racconti (soprattutto "La sepoltura prematura") di Edgar Allan Poe, uno dei più famosi tafofobici della letteratura.