Come primo articolo avrei voluto scrivere un'ampia panoramica sul concetto storico di cimitero. Mi sono presto resa conto, però, che per introdurvi ad apprezzare la bellezza che si nasconde dentro un cimitero sarebbe stato forse più efficace presentare direttamente un'opera specifica, mostrarla in tutto il suo splendore drammatico e vagamente decadente.
E così eccomi qui, a presentarvi un'opera sinuosa e sensuale dello scultore dei primi del '900 Ruperto Banterle (1889-1968), racchiusa in uno dei porticati del Cimitero Monumentale di Verona.
Ho usato la parola "sensuale"? Per un'opera funeraria? Ebbene sì. Anche all'epoca la critica espresse perplessità in tal senso: "realismo inopportuno", lo definirono, pur riconoscendo l'altissimo livello artistico raggiunto dallo scultore con questa opera.
Il gruppo scultoreo rappresenta, infatti, una giovane donna nuda, trattenuta con passione da un virile uomo muscoloso, altrettanto nudo.
Quest'uomo rappresenta la Vita, che trattiene disperatamente e amorevolmente la giovane donna, in procinto di andarsene tra le braccia della Morte.
La statua è stata infatti battezzata da Lionello Fiumi, il poeta veronese che la commissionò per la propria tomba di famiglia nel momento in cui morì la madre, "Anelito fuggente".
Il movimento che si avverte osservando quest'opera è palpabile, sembra davvero di vedere la donna divincolarsi e si legge nella tensione dei muscoli così ben delineati dell'uomo-Vita il trasporto
con cui cerca di non lasciarla scivolare via, perdendola per sempre nell'Oblio.
La posizione in cui è collocata è altrettanto suggestiva, sebbene dubito sia stata voluta, o in molti se ne accorgano. In quel punto, quando è il tramonto, il sole calante crea dei fortissimi giochi di luce, soprattutto con la figura della giovane donna. Guardandola dall'angolatura giusta, sembra che si slanci proprio attraverso i raggi luminosi, in direzione di un'altra dimensione.
Ruperto Banterle è uno tra gli scultori più attivi al Cimitero Monumentale di Verona, e non solo. Girando per la città e la provincia si trovano molte sue opere (e si trovavano: alcune sculture sono infatti andate perdute, come per esempio quelle poste sul Ponte Garibaldi, bombardato la notte del 25 aprile 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale). A lui nello specifico, però, vorrei dedicare un post più approfondito a parte in futuro.











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Oly (domenica, 30 luglio 2023 15:00)
Fantastica, toccante...mi è entrata nell' anima...spesso la riguardo è la metto sul mio stato...mi racconta!